‘Busta verde’ in arrivo? Ecco cosa fare

L’Agenzia delle entrate effettua regolarmente un controllo sulle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti, e se dovesse trovare una differenza tra quanto dichiarato e quanto accertato, provvede a notificare un atto, ovvero l’avviso di accertamento al contribuente. La famosa “busta verde”, per essere produttiva deve tuttavia presentare determinati requisiti:

  • deve essere emesso dall’organo competente ad emettere l’atto, quindi dall’Amministrazione Statale che è per legge legittimata a riscuotere il tributo: per le imposte dirette e l’IVA l’Agenzia delle Entrate, per l’IMU il Comune.
  • Ogni avviso di accertamento deve essere motivato indicando i presupposti di fatto e di diritto in forza dei quali è giunta la decisione dell’amministrazione
  • Deve indicare il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere per impugnare l’avviso medesimo.
  • In mancanza di motivazione, l’avvisoè invalido e come tale annullabile da parte dell’autorità giurisdizionale, trattandosi di un vizio insanabile.
  • L’atto di accertamento per produrre effetti deve essere notificato al contribuente entro un certo termine, previsto dalla legge, a pena di decadenza.
  • In via esemplificativa, per le imposte dirette l’avviso deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione; per l’IVA il termine è il 31 dicembre del quarto o del quinto anno successivo a quello in cui è stata rispettivamente presentata o avrebbe dovuto essere presentata la dichiarazione.

L’avviso di accertamento può essere impugnato anche se presenta vizi di contenuto, ovvero vizi che riguardano la parte dispositiva dell’atto, consistenti nella violazione di norme tributarie sostanziali.

Le opzioni del contribuente

L’avviso di accertamento viene notificato al contribuente quando quest’ultimo risulta essere debitore di una somma dovuta a titolo di imposta ma non versata o versata in misura inferiore, a seguito di una verifica svolta dall’Amministrazione. Una volta ricevuta la notifica, il contribuente deve verificare, sia sotto il profilo formale che sotto quello sostanziale, che l’avviso sia corretto. Ogni avviso inoltre contiene il termine entro il quale il contribuente deve provvedere al pagamento e il termine entro il quale si può contestare l’addebito in quanto ritenuto infondato. Dalla notifica il contribuente ha sessanta giorni di tempo per impugnare l’avviso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale competente; oppure nello stesso termine deve provvedere a pagare la somma indicata al fine di evitare sanzioni e interessi.

Se il contribuente ritiene fondato l’accertamento, può beneficiare di una riduzione degli importi da pagare attraverso l’istituto dell’acquiescenza “rinuncia all’impugnazione”, grazie alla quale ottiene una riduzione da un minimo di un terzo ad un massimo di un sesto dell’importo accertato, da versarsi in un’unica soluzione entro i 60 giorni dalla data della notifica.

L’accertamento con adesione da’ invece la possibilità al contribuente di evitare una lite con l’Amministrazione finanziaria, e dunque di definire pattiziamente con la stessa gli importi che siano dovuti a titolo di imposta. L’accertamento con adesione è un accordo che può avvenire anche prima dell’emissione dell’avviso di accertamento, il contribuente però non deve instaurare una lite tributaria presentando ricorso davanti al giudice competente. La procedura può essere attivata sia dal contribuente che dall’Amministrazione finanziaria. Il vantaggio per il contribuente è costituito in questo caso dal potere usufruire di una riduzione delle sanzioni contenute nell’avviso di accertamento, che saranno contenute nella misura di un terzo del minimo. In questo caso dunque il contribuente dovrà soltanto versare il 100% delle maggiori imposte contestate allo stesso (che corrisponde appunto ad un terzo del minimo).

In presenza di vizi formali o di contenuto, che rendono l’avviso infondato, il contribuente può chiedere in autotutela l’annullamento dell’avviso, rivolgendosi direttamente all’Ente impositore presentando un’istanza e indicando i vizi dell’avviso al fine di ottenerne il suo annullamento. Nel caso di mancato accoglimento dell’istanza e in ogni altro caso, il soggetto potrà richiedere l’intervento di un professionista di fiducia (avvocato o commercialista) nel termine di 60 giorni dalla notifica, provvedendo a notificare a sua volta il ricorso all’Ente impositore e iscrivendo a ruolo la controversia davanti alla Commissione. In questo modo tuttavia il contribuente dovrà partecipare ad un vero processo avente natura tributaria assumendo il rischio, in caso di esito negativo, di dover pagare anche le spese legali all’Amministrazione, oltre al pagamento di un terzo in più del tributo oggetto della controversia.

La rateizzazione del pagamento

Il contribuente, in seguito ad acquiescenza o ad accertamento per adesione, avrà la possibilità di rateizzare le somme da versare all’Amministrazione. Nel caso gli importi dovuti siano inferiori a 50.000€, il contribuente potrà suddividere i versamenti in otto rate trimestrali. Se invece il contribuente ha un debito con l’Amministrazione per importi superiori a 50.000€ ci sarà la possibilità di suddividere il versamento fino a sedici rate trimestrali. Nel caso in cui i versamenti attengano imposte dirette, IVA, Irap ed imposte sui redditi, i versamenti potranno essere effettuati attraverso il modello F24, se invece si tratta di imposte indirette i versamenti dovranno essere effettuati attraverso il modello F23. Il contribuente inoltre dovrà inviare all’Amministrazione la quietanza dell’avvenuto pagamento della prima rata, che costituirà accettazione del pagamento rateale di quanto dovuto.

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